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  STORIA DELLA TUA BIBLIOTECA

LA STORIA DELLA TUA BIBLIOTECA


Nella seconda metà del secolo scorso il costo del libro, in proporzione a quello che era il reddito delle famiglie ortonesi, era ancora troppo elevato, per cui veniva considerato un bene accessibile a pochi eletti. Si cominciò, quindi, a pensare ad una istituzione associativa o pubblica che potesse offrire, a quanti ne sentivano la necessità, i libri indispensabili ad arricchire la formazione culturale impartita dalla scuola e ad evitare l’analfabetismo di ritorno una volta che i ragazzi, abbandonata la scuola, intraprendevano l’attività artigianale, marinara o agricola, le uniche che la nostra città a quell’epoca potesse offrire.


Sorse così, intorno al 1880, una "Biblioteca Magistrale" gestita dagli insegnanti della scuola elementare. Non sappiamo però quanto abbia funzionato questa istituzione in quanto di essa troviamo memoria soltanto in alcuni documenti esistenti nell’Archivio Storico Comunale.


La prima idea di una biblioteca comunale aperta a tutti i cittadini viene avanzata per la prima volta dal Rev. Prof. Lelio Visci, un illustre ortonese che aveva creato e diretto a Napoli una scuola superiore ritenuta un modello per l’applicazione di idee innovative nel campo della didattica. Lelio Visci nel 1892, ormai quasi novantenne, espresse all’allora amministrazione comunale la volontà di donare al Comune di Ortona la sua ricca biblioteca a condizione che questa venisse ospitata in una stanza del Palazzo Comunale e messa a disposizione di tutti i cittadini. L’idea venne subito accettata ma, dopo la morte del munifico donatore, la Giunta Municipale propose al Consiglio di deliberare il rifiuto del legato in quanto "anziché apportare un vantaggio al Comune, gli avrebbe arrecato un dispendio per un bibliotecario e un apposito locale". Il Consiglio Comunale naturalmente ritornò sulla sua decisione e deliberò di rifiutare la donazione per "... non essere conveniente l’accettazione del legato del cav. Visci" per motivi economici. Naturalmente i cittadini, forse presi da problemi per loro più importanti o forse non ancora abituati ad interferire nelle scelte dei politici, non tentarono nemmeno di far recedere gli amministratori comunali da quell’assurda decisione per cui la città restò senza biblioteca e la ricca raccolta di libri del Visci venne smembrata e venduta a Napoli provocando una perdita notevole per Ortona sotto il punto di vista culturale, un danno secondo soltanto alla ancor più assurda decisione che la stessa amministrazione aveva preso nove anni prima quando aveva deciso di chiudere l’unica scuola superiore esistente nella città.


 Il Circolo di Cultura Popolare


Come però accade molto spesso, alle deficienze delle strutture pubbliche sopperisce la volontà e l’intraprendenza dei cittadini. Ciò accadde anche per la biblioteca nel 1908, cioè tredici anni dopo il "gran rifiuto" della biblioteca di Lelio Visci da parte dell’Amministrazione Comunale. Un gruppo di studenti ed operai, animati dal solo scopo di fare qualcosa di utile per l’accrescimento culturale dei concittadini fondò il "Circolo di Cultura Popolare", un’associazione che si prefiggeva di "dare impulso all’educazione intellettuale e morale del popolo" e per raggiungere il suo scopo organizzava cicli di conferenze, dibattiti, conversazioni, concerti e, cosa ancor più importante, costituì una biblioteca.


Ortona era a quei tempi una piccola città di provincia in cui l’istruzione pubblica era affidata esclusivamente alla scuola elementare. Pochi erano quelli che potevano continuare gli studi superiori a Chieti o Lanciano e la grossa massa, una volta conseguita la licenza elementare, era destinata, nel giro di pochi anni, a dimenticare quel poco che aveva appreso a scuola.


La costituzione di una biblioteca, quindi, anche se con notevoli limiti di fruibilità in quanto riservato ai soli soci, era apparsa come un fatto eccezionale in quanto aveva permesso di avvicinarsi al libro anche ai ceti meno abbienti. La primitiva sede, concessa in comodato dall’allora Amministrazione Comunale, era costituita da due locali dell’ex convento di Santa Caterina e precisamente quelli attualmente occupati dal bar ex Enal.


Naturalmente costituire una biblioteca con i soli fondi ricavati dalle quote sociali era alquanto problematica, ma i volenterosi giovani del Circolo di Cultura Popolare non erano tipi da scoraggiarsi tanto facilmente. Ecco come costituirono il primo nucleo librario secondo il racconto dell’Avv. Tommaso Rosario Grilli:


"I bravi giovani si misero tosto all’opera volenterosi e fiduciosi. E, tanto per incominciare, decisero una questua <sui generis>. Un bel giorno, due validi operai sorreggenti un grosso canestro, insieme con due studenti di scorta, attraversarono le vie della città, sostando di porta in porta. Non fu copiosissima la raccolta; ma di qui e là venivano gettati, alla rinfusa, nel canestro libri unti e bisunti, gualciti e squinternati, completi e incompleti. Molti, che erano sul punto di servirsene per accendere il fuoco, preferirono compiere il bel gesto di farne dono ai postulanti; altri, possessori di una qual si fosse libreria, avevano trovato il destro di <ripulirla>, eliminandone i volumi ridotti in istato pietoso o giudicati ormai inservibili.


Manco a dirlo, vennero offerti, in prevalenza assoluta, romanzi e libri scolastici. Molti Walter Scott, molti Dumas, de Kock, Ohnet, Montèpin, Mèrouvel...".


 Negli anni successivi comunque la biblioteca trovò altri mezzi di sostentamento per cui si accrebbe in modo notevole con opere anche di buon valore.


Nel 1927, a riconoscimento della notevole funzione culturale svolta dal Circolo e dalla sua biblioteca, l’Amministrazione Comunale propose l’acquisizione della biblioteca. Convocata l’assemblea dei soci, si decise, all’unanimità, di donare tutto il patrimonio librario (oltre 4.000 volumi), con gli arredi, al Comune di Ortona con lo scopo di costituire il primo nucleo librario dell’istituenda Biblioteca


   La Biblioteca Comunale


 La nuova biblioteca ebbe come sede un ampio locale al secondo piano del Palazzo Comunale. La nuova sede, un bibliotecario regolarmente retribuito, l’accesso all’intera cittadinanza, diedero nuovo impulso all’importante istituzione culturale. Intanto l’Amministrazione Comunale, giovandosi degli aiuti finanziari ricevuti dallo Stato e delle consistenti donazioni dovute principalmente all’Avv. Amedeo Finamore, al Prof. Tommaso de Virgiliis, alla sig.ra Teresa Visci, riuscì in pochi anni a raddoppiare il numero dei volumi posseduti tanto che lo spazio a disposizione della biblioteca divenne esiguo. Vennero così restaurati dei locali di proprietà comunale in via Cavour (quelli attualmente occupati dalla Biblioteca del Mare) e nel 1938 la biblioteca poté trasferirsi in locali più ampi.


I tragici avvenimenti dell’inverno 1943-44 che ridussero Ortona a un cumulo di macerie, influirono negativamente anche sulla biblioteca che subì enormi perdite. Passata la tremenda bufera, la Biblioteca Comunale riprese la sua attività il primo gennaio 1945. Ma dopo appena un anno di funzionamento, all’inizio del 1946, fu costretta a cambiare di nuovo sede per far posto al Direttore del Dazio che non riusciva a trovare un’abitazione.


Venne trasferita in un locale a piano terra dell’attuale Scuola Media Pugliesi, una sistemazione momentanea che influì negativamente sulla funzionalità della biblioteca soprattutto a causa della ubicazione troppo decentrata della nuova sede. In quel periodo però la biblioteca usufruì di notevoli aiuti da parte del Ministero della Pubblica Istruzione che le permisero di acquistare nuove scaffalature e numerose pubblicazioni che colmarono così, almeno in parte, la perdita di oltre 2.000 volumi da essa subita durante gli eventi bellici.


 Nel 1951 occorrendo i locali della biblioteca all’Istituto Nautico per impiantarvi una officina per addestrare gli allievi, la Biblioteca Comunale venne trasferita in alcuni magazzini a piano terra di una palazzina popolare di via Dalmazia. La nuova sede non era certamente adatta per una biblioteca ma era per lo meno spaziosa e per Ortona, che era appena uscita da una guerra che aveva distrutto l’80% del suo patrimonio edilizio, poteva considerarsi una conquista. In questi locali la biblioteca restò fino al 1978; il suo patrimonio librario in quell’anno ammontava a 24.000 volumi.


 Dal 1955 al 1963 la Biblioteca Comunale di Ortona è stata prescelta dalla Soprintendenza Bibliografica per assumere il servizio di pubblica lettura alimentando sette posti di prestito facenti capo ai Comuni di Francavilla, Palena, Lettopalena, Montenerodomo, Lama dei Peligni, Torricella Peligna e Quadri. Abolito questo servizio, nel 1971 entrò a far parte del Sistema Bibliotecario Provinciale di Chieti, purtroppo anch’esso soppresso.


Il vero salto di qualità della Biblioteca Comunale si ebbe però nel 1978 quando, trasferendosi al Palazzo Farnese da poco restaurato, ebbe a disposizione locali più capienti ed idonei ed un organico più numeroso.


La prestigiosità del luogo, la ubicazione al centro della città, la maggior razionalizzazione del patrimonio librario e la maggior organizzazione a causa dell’aumento del personale hanno permesso alla Biblioteca Comunale di poter servire in modo più adeguato la cittadinanza ottenendo, di conseguenza, un aumento di presenze notevoli. A ciò bisogna aggiungere, specialmente verso la fine degli anni ottanta, un periodo d’oro per quanto riguarda i finanziamenti per l’incremento del patrimonio librario. Dai due-tre milioni annui disponibili intorno al 1980 si era giunto addirittura ad utilizzare 25-30 milioni per l’acquisto di libri. Si era potuto così intervenire in tutti i settori aggiornando anche quelle sezioni che da diversi anni non venivano più incrementati ed acquistando una lunga serie di grandi opere che hanno maggiormente qualificato la nostra biblioteca.


 Il Sistema Bibliotecario Comunale


 L’estensione del territorio comunale di Ortona (7.019 ettari) e la distribuzione della sua popolazione (23.000 abitanti il 40% dei quali risiede nelle campagne) hanno portato l’Amministrazione Comunale, per servire nel migliore dei modi l’intera popolazione, ad istituire, nel 1988, un Sistema Bibliotecario Comunale composto dalla biblioteca centrale di Palazzo Farnese che fungeva da "centro rete", da tre biblioteche periferiche site a Fontegrande, Caldari e Villagrande, e una specializzata , la "Biblioteca del Mare", con oltre 1.000 volumi di argomento marino e circa 200 videocassette.


Attualmente, con il patrimonio librario che è arrivato a sfiorare i 40.000 volumi, si nota una carenza di spazi sia per i depositi che per i servizi al pubblico. Il Palazzo Farnese, che meno di venti anni fa era considerato una sede ideale, presenta ora dei grossi limiti di spazio. E’ da qualche anno che si cerca di sensibilizzare le varie amministrazioni per reperire altri spazi ma finora non è stato mai possibile.


Da qualche mese però sembra che l’Amministrazione Comunale abbia destinato alla biblioteca, una volta terminati i restauri attualmente in corso, buona parte del primo piano del Convento di S. Caterina, il luogo ove era ubicata la sede del Circolo di Cultura Popolare con la propria biblioteca che costituì il primo nucleo librario dell’attuale Biblioteca Comunale. Ci sembra doveroso ricordare agli attuali amministratori che la biblioteca è una struttura in continua crescita ed abbisogna quindi di ampi spazi che possano contenere gli incrementi librari per un lungo periodo in modo da evitare di ricorrere periodicamente a trasferimenti che provocano comprensibili disagi agli utenti della biblioteca e determinano il deterioramento degli arredi e del patrimonio librario.


Prevedere fin da ora capienti locali di deposito e ampi spazi attigui per future probabili esigenze, potrebbe evitare l’ottavo trasferimento della biblioteca. Difatti sette sedi in meno di novanta anni di attività ci sembrano, per una biblioteca pubblica, un primato difficilmente superabile da non difendere, per la sua negatività, a tutti i costi.


 


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